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Origini Storiche

Il castello vede la sua origine nel 1275, durante il regno di Carlo I d'Angiò.

In questa fase doveva avere la struttura di un palatium medievale. Roberto d'Angiò lo ampliò nel 1329, affidando l'incarico a Francesco di Vivo e Tino da Camaino.

Il palatium, chiamato Belforte, era di forma quadrata, fortificato con mura e torri sul lato frontale.

Nel corso della ricostruzione venne modificato con opere difensive, tanto da essere chiamato "Castrum Sancti Erasmi", probabilmente per la presenza di una cappelletta dedicata a Sant'Erasmo.

La ricostruzione cinquecentesca, voluta da Carlo V e diretta da Don Pedro de Toledo, fu eseguita secondo il progetto dell'architetto Pedro Luis Escrivà di Valenza secondo uno schema "a dpooia tenaglia" con sporgenze e rientranze simmetriche per la sistemazione di artiglierie, dodici ampie cannoniere aperte in cavità, alte mura e profondo fossato.

L'impianto stellare a sei punte consentiva l'impiego di pochi uomini ed armi per la difesa del forte, che nei documenti di quegli anni è chiamato San Telmo, dal nome di un santo spagnolo domenicano.

Castel Sant'Elmo fu una delle più importanti fortezze di Napoli, e rappresentò il fulcro del compatto sistema difensivo della città attuato da Pedro de Toledo.

Quando nel 1538 fu posta l'epigrafe sulla monumentale porta d'ingresso, sormontata dallo stemma di Carlo V con l'aquila asburgica, i lavori dovevano essere in parte conclusi.

Organizzata come una vera e propria cittadella, che poteva contenerte fino a 3000 soldati, con un castellano che aveva giurisdizione civile e militare, concentrava sulla piazza d'Armi gli alloggi del castellano, degli ufficiali e della guarnigione, e la chiesa, edificata nel 1547 dallo spagnolo Pietro Prato.

Nel 1587 un fulmine colpì la polveriera distruggendo sulla piazza d'Armi parte degli edifici che furono ricostruiti su progetto dell'architetto Domenico Fontana verso il 1610.

Storie e leggende tessono una lunga trama sulle carceri terribili ubicate nel ventre della fortezza, dove furono rinchiusi prigionieri illustri tra cui Tommaso Campanella, il filosofo accusato nel 1604 di eresia, ed alcuni patrioti dell'insurrezione antiborbonica del 1799.

Dopo l'unità d'Italia il castello fu destinato a carcere militare, e dal secondo dopoguerra a sede di impianti radio.

Attraverso la lettura dei documenti si ripercorre la cronaca dei restauri che hanno interessato fin dal XVI secolo la fortezza, senza che venisse mai modificato l'impianto originario.

L'ultimo imponente intervento di restauro, a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania, ha riconsegnato il castello alla città consentendo la promozione di molteplici iniziative culturali, convegni ed altri tipi di manifestazioni nella sala Auditorium, ed è stimolo per programmi di ampio respiro che troveranno piena realizzazione solo a completamento dei lavori.

La Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli, che ha in consegna il castello.

Il festival si terrà all'aperto nella Piazza d'Armi.

 



 

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